Eleonora Barmasc

Io sono l'Universo e l'Universo è in me

“Ho sognato diecimila gocce di rugiada” – Un estratto

Oggi con passo leggero danzo
nel frutteto della gioia, vivo
di pioggia e di sole, di vento,
di calda terra.

E’ ora, si continua la strada,
si cammina, s’arriva al mare,
a riva s’apriranno gli occhi
sull’infinito.

Presto sarà solstizio, udremo
il respiro della terra; grande
la Madre darà alla luce
il chiaro sole.

Non accettare, non rassegnarti,
uccidi l’ombra, unisci suoni
chiari, invoca dèi salmodianti
ira d’amore.


Vaga a piedi nudi la mente,
cammina, corre, dentro e fuori
sé stessa, in mondi sconosciuti
cerca la quiete.

Sciolgo tenaglie d’assoluto,
stanchi rifugi di cupe ombre,
abbandono cosparse ceneri,
tento il volo.

Suonano tamburi nella notte,
si sveglia il cuore della terra,
si sveglia il mio cuore dormiente,
lucido sogno.

Quando il silenzio affascina,
ricompare, signora dei boschi
profondi, sorella della notte,
lassù, la luna.

Plenilunio, risuona la notte
del mio bodhran, chiudo nella pietra
la foresta lontana e l’eco
dell’antico dio.

Così si viene, si va, si torna,
si ritorna da luoghi ignoti,
da paesaggi dipinti su nuove
tele di sogno.

Piove ombra d’oro, impietrita
l’oscurità su terra di luce;
nei vicoli dell’antica città
scorre la gioia.

Sulla terrazza assolata guardo
il bianco profumo di zagara,
richiamo i ricordi, felici
come stiletti.

Rosa aulente, rossa di fuoco
racchiudi la vita, lo spirito
rinasce nel tuo centro eterno,
grembo d’Amore.

E’ un mondo che stilla dolore:
l’amo senza chiedere, tra scure
ombre, che nascondono scintille
da liberare.

Come viandante che s’è smarrito
dentro i labirinti d’amore,
stanco, mi fermo ad ascoltare
la mia anima.

Si risvegliano i desideri
nel cuore delle antiche strade
fitte d’insegne e di portoni
che m’inghiottono.

Non si conoscono, le persone
che passano per le vie, nessuno
saluta nessuno; ma gli sguardi
immaginano.

Verrà il tempo delle rondini
dove s’abbassano gli sguardi
sotto il sole e con l’azzurro
l’aria respira.