Eleonora Barmasc

Io sono l'Universo e l'Universo è in me

“Storie magiche all’ombra della Grande Quercia” Un estratto

La Signora della Notte

In una boccetta lasciava cadere gli oli profumati che aveva creato nel corso dell’estate: otto gocce di rosa e gelsomino, sei di violetta, un po’ di verbena e rosmarino, un po’ di bois de rose per legare ed ecco pronto l’unguento per la graziosa Lisetta.
Ogni persona necessitava di una propria mistura di essenze, ogni momento della vita aveva il suo profumo.
La stanza delle erbe richiedeva una continua attenzione.
Alle travi del soffitto erano appesi mazzi profumati.
C’erano piante appena raccolte ed altre a fine essiccazione, ognuna coi suoi tempi e le sue esigenze.
Alcune erano a macerare in diversi oli, altre, appena mondate, erano attese dagli alambicchi pronti a distillarne l’essenza.
Mirìel prese una manciata di melissa e la chiuse in un sacchetto di tela: l’avrebbe usata per un bel bagno depuratore, dopo una giornata trascorsa a lenire ferite, ad ascoltare speranze e dolori, a raccogliere anime tristi per vederle sorridere.
Buttò nel camino alcune foglie di noce per allontanare gli insetti che in quella fine d’estate erano ancora molesti.
Mise sul tavolo una bottiglia di vino, una melagrana e due mele.
Poi si sedette e attese.
Gli scaffali intorno esalavano aromi di terra e di cielo, mostravano liquidi ambrati, ospitavano sacchetti lindi e ordinati, dal sentore di stagioni amate.
Mortai, pestelli, boccette di vetro, coltelli aspettavano le sue mani sapienti.
In un angolo erano posati rami di ogni genere di pianta; prima o poi sarebbero diventati bacchette per usi diversi: imparare l’amore, chiedere guarigioni, mettersi in contatto con un amico lontano, ottenere un abbondante raccolto, divinare, poetare, raccontare.
Il silenzio si posò sulle sue spalle con un delizioso, riposante tocco.
La porta si aprì con un dolce tintinnìo.
Per un istante si vide il sole tingere il crepuscolo, poi il buio esaltò la luna e si mise in attesa delle stelle.
Mirìel accese una lanterna e sorrise all’ospite che aprì il nero mantello, abbassò il cappuccio e, con un lampo di luce negli occhi, rispose al sorriso, poi tornò serio mentre rughe d’incertezza gli solcavano il viso.
Si sedettero al tavolo e iniziarono uno strano dialogo, senza corrispondenza tra sguardo e parola.
Con pazienza, Mirìel aspettò che, nell’anima del suo visitatore, si facesse strada la verità.
Lucente, la verità ogni tanto sfuggiva da un gesto o da uno sguardo, ma poi si spegneva, soffocata da frasi e gesti accu-mulati in duri anni di falso cammino.
Sorseggiarono il vino aromatico.
Mirìel gettò sul braciere una manciata di fiori bianchi simili a cera. La loro intensa fragranza, Signora della Notte, pervase la stanza.
Le emozioni si distesero.
L’ospite si tolse il mantello e cominciò a raccontare ciò che poche volte aveva detto a sé stesso.
Dai suoi occhi uscì la verità sotto forma di lacrime.
Mirìel le raccolse, le racchiuse in un piccolo scrigno blu e glielo donò.
“Ognuno di noi racchiude dentro di sé uno scrigno blu, trapunto di luminose stelle.
Contiene i momenti più belli e più rari della nostra vita.
Guardare la verità è uno di questi.
Ma attento: nulla di ciò che vi si custodisce va mai nascosto a noi stessi, o addomesticato, o dimenticato, non porterebbe che dolore”.
L’ospite afferrò quella strana scatola, lo sguardo indeciso tra il ghiaccio e il fuoco.
Si alzò con infinita stanchezza, baciò Mirìel sulle guance, si coprì col mantello, nascose il volto nel cappuccio e si avvicinò all’uscio. Si guardò intorno, mise nella bisaccia lo scrigno, accennando ad un distratto ringraziamento.
Nonostante la luna piena, intorno a lui era il buio.
Si immerse nella tenebra, attraversò un magnifico giardino di rose rosse dove l’ombra incominciò a dissolversi.
Mirìel gli porse la bianca lanterna che conduce alla ricerca dell’anima.
Ne ricevette in cambio uno strano sorriso: lo straniero si tolse la maschera, rivelando un incantato sguardo luminoso, poi, inchinandosi, se la rimise sul viso e s’allontanò.
Mirìel rientrò in casa.
Nella stanza era rimasto il profumo della Signora della Notte: la tuberosa.

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